Crisi dell’industria automobilistica elettrica: bilanci in rosso e cambiamenti di strategia

Le difficoltà delle case automobilistiche

di Francesca Buttarazzi

Fino a ieri, il futuro profumava di ozono e silenzio. Doveva essere la rivoluzione che avrebbe rottamato il secolo del petrolio, un’ascesa inarrestabile verso città pulite e motori a emissioni zero. Ma il silenzio elettrico è stato interrotto da un rumore molto meno poetico: quello dei bilanci che si schiantano. Quel futuro che doveva renderci tutti più verdi ha presentato un conto rosso, un buco da 65 miliardi di dollari.

Negli ultimi mesi, ancora di più dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, le case automobilistiche sono state costrette a rivedere i loro piani di investimento e produzione di veicoli elettrici. Le aziende che avevano puntato con maggiore decisione sull’elettrico sono oggi quelle più colpite.

Stellantis, ad esempio, ha recentemente sostenuto una spesa di 26 miliardi di dollari per eliminare alcuni modelli completamente elettrici e riportare in auge il popolare motore V8 Hemi negli Stati Uniti. Accanto a questo, ha deciso di ripristinare i motori diesel per diversi modelli europei. Questa svalutazione ha avuto un effetto diretto anche sul mercato azionario, riducendo il suo valore di mercato di circa 6 miliardi.

Anche Ford non è stata immune dalla crisi: ha reso nota una svalutazione di 19,5 miliardi a seguito della cancellazione del suo pick-up elettrico F-150. Volkswagen, Volvo Cars e Polestar hanno tutte subito perdite significative nei loro programmi per veicoli elettrici nell’ultimo anno.

Honda aveva dichiarato l’intenzione di interrompere la produzione di veicoli a benzina e diesel entro il 2040 ma prevede ora perdite annuali per 4,5 miliardi relative ai modelli elettrici. General Motors negli Stati Uniti ha svalutato attività nel settore dei veicoli a batteria per un totale di 7,6 miliardi.

Secondo il Financial Times, accanto ai cambiamenti normativi negli Usa, pesa sui bilanci delle case automobilistiche anche la delusione dei consumatori nei confronti dei tentativi dell’industria tradizionale nel replicare il successo iniziale ottenuto da Tesla nel mercato statunitense. L’incapacità delle aziende nel fornire veicoli che soddisfacessero le aspettative in termini sia economici sia tecnici è risultata evidente.

terneAnche Tesla non ne è uscita incolume; la società ha subito un calo significativo delle vendite dovuto alla concorrenza cinese guidata da Byd. Quest’ultima occupa ormai una fetta importante del mercato globale delle auto elettriche superando Tesla con oltre 4 milioni e mezzo venduti nel solo anno passato.

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