Una sentenza storica dopo mezzo secolo
di Francesco Buttarazzi
La corte d’Assise di Como ha emesso ieri una sentenza storica condannando all’ergastolo Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, avvenuti esattamente 50 anni fa. Il caso era stato riaperto dalla Dda di Milano, portando alla luce nuovi elementi che hanno permesso di arrivare a questo verdetto.
L’accusa, rappresentata dal pm Cecilia Vassena e successivamente dal pm Pasquale Addesso, aveva richiesto tre ergastoli. Tuttavia, Antonio Talia è stato assolto per non aver commesso il fatto. La corte ha inoltre stabilito una provvisionale di 600mila euro che i due condannati dovranno pagare in solido tra loro alle parti civili, Marina e Vittorio Mazzotti, sorella e fratello della vittima.
Cristina Mazzotti fu sequestrata il 30 giugno 1975 mentre era in auto con amici a Eupilio. Fu tenuta prigioniera in condizioni disumane: rinchiusa in una buca nel terreno con un tubo per respirare. I suoi rapitori alternarono l’iniezione di sonniferi ed eccitanti per costringerla a chiedere aiuto alla famiglia: “Papà, ti prego, paga… Non ce la faccio più”. Nonostante il padre Helios pagasse un riscatto astronomico vendendo tutto ciò che possedeva, Cristina morì dopo 28 giorni di prigionia.
Questa sentenza non solo rende giustizia alla memoria della giovane vittima ma segna anche un momento importante nella lotta contro la ‘ndrangheta al Nord Italia. È considerata da molti come una pagina significativa nella storia giudiziaria italiana grazie al crollo dell’impunità dei responsabili principali come Giuseppe Calabrò.
