Terrorismo urbano a Torino: il caso Askatasuna

L’ambiguità politica e la normalizzazione della violenza

di Francesco Buttarazzi

La recente manifestazione a Torino ha messo in luce una realtà inquietante, ben lontana da un semplice atto di protesta. Gli scontri avvenuti sabato scorso, che hanno lasciato più di cento membri delle forze dell’ordine feriti, non possono essere archiviati come un semplice problema di ordine pubblico. Al contrario, rappresentano l’essenza della violenza organizzata che caratterizza il centro sociale Askatasuna.

La guerriglia urbana non è stata una degenerazione improvvisa ma il risultato di una pianificazione meticolosa. Le modalità operative adottate dagli esponenti di Askatasuna miravano a colpire i punti più vulnerabili del dispositivo delle forze dell’ordine. Questo modus operandi rientra nella definizione di terrorismo politico: azioni dimostrative e organizzate con l’obiettivo di intimidire lo Stato e colpirne le articolazioni fondamentali.

Trattare questi eventi come semplici problemi di ordine pubblico significa ignorarne la vera natura. La partecipazione al corteo in sostegno di Askatasuna implica una legittimazione implicita della loro storia e dei loro metodi violenti. Anche chi non ha preso parte attivamente alla guerriglia ha contribuito alla creazione di una zona grigia dove la violenza prospera indisturbata.

La violenza vista a Torino non è un episodio isolato ma parte di un continuum storico caratterizzato da assalti, devastazioni e intimidazioni contro lo Stato. Per anni sotto le sigle No TAV, No Global e Pro Pal si sono susseguite azioni con tutte le caratteristiche della guerriglia urbana.

A rendere ancora più grave la situazione è stata la presenza in piazza degli esponenti dell’Alleanza Verdi e Sinistra, segno evidente del salto qualitativo nella legittimazione politica del mondo rappresentato da Askatasuna. Questa partecipazione equivale a una certificazione politica dei metodi violenti adottati dal centro sociale.

L’aggregato che ruota attorno ad Askatasuna opera fuori dall’ambito democratico costituzionale, promuovendo delinquenza organizzata e disprezzo per le regole dello Stato. È tempo che tutta la politica prenda posizione netta contro questa realtà senza rifugiarsi nei consueti “sì, però”. Quello che è accaduto a Torino va riconosciuto per ciò che realmente è: terrorismo politico.

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