L’Impatto della Migrazione dei Fluidi
di Francesca Buttarazzi
Un team di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell’University of California Berkeley e della United States Geological Survey (USGS) ha fatto una scoperta significativa riguardo al ruolo delle faglie come canali per la migrazione dei fluidi nella crosta terrestre. Questo fenomeno, secondo gli studiosi, è strettamente correlato alla sismicità, in particolare durante le sequenze sismiche più intense.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Bulletin of the Seismological Society of America, analizza le variazioni temporali dell’attenuazione delle onde sismiche osservate durante la sequenza sismica del 2016-2017 nell’Appennino Centrale. Il focus principale dello studio è stato comprendere l’evoluzione complessa dei fenomeni che hanno caratterizzato questa sequenza, avvenuta tra Amatrice, Visso, Norcia e Capitignano.
I ricercatori hanno individuato segnali compatibili con la migrazione di fluidi pressurizzati lungo il sistema delle faglie responsabili degli eventi. Secondo Luca Malagnini, Dirigente di Ricerca dell’INGV e primo autore dello studio, prima di un terremoto importante le faglie possono ostacolare il movimento dei fluidi nella crosta terrestre. Tuttavia, durante un forte terremoto una faglia può diventare un canale altamente permeabile.
Nello specifico del caso analizzato, la migrazione di CO₂ ad alta pressione innescata dal terremoto di Amatrice del 24 agosto 2016 potrebbe aver contribuito a indebolire le faglie vicine e a favorire altri eventi sismici come il terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016. Gli autori notano che questo comportamento è tipico delle grandi sequenze sismiche dell’Appennino Centrale.
L’analisi delle onde sismiche osservate durante la crisi del 2016-2017 suggerisce che il monitoraggio delle variazioni temporali dei parametri legati alla dissipazione dell’energia elastica potrebbe migliorare la valutazione della pericolosità sismica nel tempo e nello spazio. Questo approccio innovativo potrebbe diventare uno strumento chiave per prevedere l’evoluzione delle sequenze sismiche future.
