Una soluzione per ridurre l’inquinamento nei porti
di Daiana Scacchi
Le città italiane affacciate sui principali scali, come Genova, Trieste e Civitavecchia, soffrono da tempo gli effetti negativi del rumore e dell’inquinamento generati dalle navi ormeggiate con motori accesi. Questi giganti del mare, infatti, continuano a mantenere attivi i generatori ausiliari per garantire l’elettricità a bordo. Tuttavia, una nuova tecnologia chiamata ‘cold ironing’ promette di cambiare radicalmente questa situazione.
Cos’è il Cold Ironing?
Il termine ‘cold ironing’ deriva dall’epoca delle navi a vapore e si riferisce oggi alla tecnologia di Onshore Power Supply (Ops), che consente alle navi di spegnere completamente i generatori durante la sosta nei porti e collegarsi alla rete elettrica terrestre. Questa transizione non è solo ecologica ma è un obbligo imposto dall’Unione Europea: entro il 2030 tutti i grandi porti dovranno adottare questa tecnologia.
L’Italia ha già iniziato ad adeguarsi grazie a circa 700 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e normative nazionali sui costi energetici. Il Ministero dei Trasporti ha completato le linee guida per le concessioni del servizio di cold ironing. Questo piano non solo porterà benefici ambientali ma creerà anche migliaia di nuovi posti di lavoro specializzati.
Tuttavia, ci sono ancora sfide economiche da affrontare. I costi energetici devono essere competitivi rispetto all’autoproduzione a bordo delle navi. Mario Zanetti, presidente di Confitarma, sottolinea la necessità di collaborazione tra pubblico e privato per garantire energia pulita e sostenibile economicamente.
Nonostante le sfide tecniche legate allo stress sulle reti elettriche locali quando più navi si collegano contemporaneamente al sistema Ops, esistono soluzioni innovative basate su contratti a lungo termine per l’acquisto di energia rinnovabile e sistemi avanzati di gestione dei consumi tramite intelligenza artificiale.
In conclusione, la trasformazione delle banchine in hub energetici rappresenta un passo avanti cruciale nella transizione ecologica dei mari italiani. La sfida sarà rendere questa transizione sostenibile senza compromettere l’economia portuale o provocare blackout nelle città vicine.
