Il verdetto della Corte di Cassazione
di Daiana Scacchi
Il bonifico istantaneo è diventato un tema di grande attualità, soprattutto a causa delle novità che lo caratterizzano: l’accredito avviene in soli 10 secondi ed è irrevocabile. Tuttavia, nonostante la presenza di sistemi come la ‘Verification of Payee’, che avvisa in caso di discrepanze nei dati del beneficiario, gli errori possono comunque verificarsi.
In passato, incassare un bonifico ricevuto per errore e trattenere la somma significava incorrere in conseguenze penali. Tuttavia, con la sentenza n. 9843 del 13 marzo 2026, la Corte di Cassazione ha stabilito che trattenere una somma accreditata erroneamente non costituisce più un reato penale ma rappresenta un illecito civile.
Questa decisione deriva da un caso giudiziario specifico: l’imputato aveva ricevuto per sbaglio una somma tramite bonifico e aveva deciso deliberatamente di non restituirla. In primo e secondo grado era stato condannato per ‘appropriazione indebita’, secondo l’articolo 646 del codice penale.
I legali dell’imputato avevano argomentato che il caso rientrasse piuttosto nell’ambito dell’articolo 647 c.p., riguardante chi si appropria di beni ricevuti per errore altrui o fortuitamente. Questo reato è stato depenalizzato dal decreto legislativo n.7 del 2016.
Gli Ermellini hanno accolto la tesi difensiva distinguendo tra diverse situazioni: se il trasferimento avviene con vincolo specifico verso un destinatario, si può configurare il reato previsto dall’articolo 646 c.p.; se invece il trasferimento avviene senza vincoli specifici e rientra in rapporti obbligatori (come acconti), diventa una questione civilistica; infine, se il trasferimento è frutto di errore senza volontà negoziale reale, si applica l’articolo 647 c.p., ormai depenalizzato.
Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato le precedenti sentenze penali permettendo comunque al danneggiato di perseguire civilmente l’illecito subito.
