L’Avanzata Digitale e i Limiti delle Aree Interne
di Francesca Buttarazzi
Lo sportello è chiuso. La banca non c’è più. E allora? Il cittadino o contribuente può sempre rivolgersi a un altro istituto di credito. Sono sufficienti quattro passi a piedi, esercizio che fa anche bene alla salute. Questo nei film a lieto fine, ma la realtà dice altro.
Oggi un gran numero di piccoli comuni, situati nelle aree interne, non dispone più di uno sportello bancario. La desertificazione bancaria ha avuto una pericolosa accelerazione: quasi la metà dei comuni italiani è priva di filiali secondo il Rapporto dell’osservatorio First Cisl. Ciò significa che circa 5 milioni di persone sono precluse dall’accesso fisico ai servizi bancari.
È vero che la drastica contrazione riguarda anche le grandi città, però è indubbio che la gravità del problema è vissuta in modo esponenziale laddove cittadini e microimprese si confrontano con l’impossibilità di usufruire della presenza fisica di una banca. Ne deriva un danno economico e un travaglio sociale intollerabile.
La chiusura degli sportelli è il segnale di una frattura sistemica. I piccoli comuni hanno scritto una storia importante del nostro Paese, ma ora si trovano in crisi testimoniata dalla fuga verso le grandi città proprio perché quei piccoli centri sono stati abbandonati dalle istituzioni.
Quante volte abbiamo ascoltato in convegni e programmi TV parole sull’importanza strategica di rilanciare i nostri borghi, luoghi di straordinaria bellezza? Invece di dare seguito a questi pensieri si chiudono non raramente anche le scuole primarie.
C’è il digitale che avanza, si dice spesso come risposta al problema. Peccato che nelle aree interne sia modesto il ricorso ai canali digitali per via della popolazione avanti in età, quella rimasta al proprio posto.
Per farvi tornare i giovani è necessario promuovere investimenti strutturali. Dunque: aprire e non chiudere banche nei piccoli centri. Anzi: aprire con una visione strategica ben definita perché come dice il proverbio, nella botte piccola c’è il vino buono.
