La svolta della sinistra danese: perché Mette Frederiksen si allinea a Giorgia Meloni sui migranti

La svolta della sinistra danese: Frederiksen si allinea a Giorgia Meloni sui migranti

di Chiara Raponi

Il premier socialdemocratico danese, Mette Frederiksen, ha recentemente preso una posizione sorprendente che l’ha vista allinearsi con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni sulla questione dell’immigrazione. Questa mossa è stata dettata dalla necessità di proteggere i confini nazionali e il ‘patrimonio culturale cristiano’ dell’Europa, un tema ribadito in un messaggio congiunto delle due leader.

La decisione di Frederiksen di avvicinarsi alla linea dura italiana sull’immigrazione non è solo ideologica. È una risposta pragmatica alle sfide politiche interne ed europee. La sua svolta securitaria era già evidente prima delle elezioni di marzo, quando aveva annunciato misure severe contro gli stranieri condannati per reati gravi.

Copenaghen ha avviato una serie di restrizioni sugli ingressi che hanno portato a una diminuzione delle richieste d’asilo e a un aumento dei rimpatri. Frederiksen è anche favorevole alla creazione di hub nei Paesi terzi per le espulsioni veloci, un modello simile a quello proposto dall’Italia in Albania.

L’insofferenza della popolazione danese verso l’immigrazione di massa deriva da due fattori principali: l’aumento dei tassi di criminalità tra gli stranieri e la pressione sul sistema di welfare scandinavo. Con oltre 1 milione di immigrati o loro discendenti nel Paese, il costo annuo per il welfare supera i 3 miliardi di euro, mettendo in crisi la sostenibilità del modello sociale.

Le statistiche rivelano che i discendenti degli immigrati commettono reati significativamente più spesso rispetto agli indigeni. Inoltre, vi è una preoccupazione culturale legata alla perdita del patrimonio cristiano europeo, come dimostrano gli attentati islamisti avvenuti nel passato recente.

L’approccio elastico adottato da Frederiksen ha permesso alla sinistra danese di contenere l’avanzata dei partiti estremisti come il Partito popolare danese. Questo contrasta con quanto accaduto in altri paesi europei dove la tardiva risposta alle crisi migratorie ha portato a sconfitte elettorali significative per le forze progressiste.

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