Nel pieno della campagna referendaria, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato duramente coloro che, a suo dire, hanno cambiato opinione sulla riforma della giustizia solo perché proposta da un governo di destra. Durante un’intervista con Nicola Porro a Quarta Repubblica su Rete 4, Meloni ha sottolineato come molti attacchino la riforma accusandola di essere una deriva illiberale, un ritorno al fascismo e un attentato alla democrazia. Tuttavia, secondo Meloni, si tratta dell’unico argomento rimasto per mobilitare l’elettorato.
La separazione delle carriere
Meloni ha evidenziato come la separazione delle carriere sia già in vigore in 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea. La riforma proposta mira a permettere ai magistrati competenti di avanzare nella carriera anche se non fanno parte delle correnti ideologiche predominanti. Secondo Meloni, questa è una delle ragioni principali per cui il governo intende portare avanti il progetto: garantire meritocrazia e responsabilità nel sistema giudiziario italiano.
Un altro punto centrale della riforma riguarda il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm). La premier ha sottolineato che con membri sorteggiati piuttosto che scelti dalle correnti politiche si guadagnerebbe in efficienza. L’introduzione di un’Alta Corte permetterebbe inoltre ai magistrati negligenti di rispondere delle loro azioni.
Meloni si è dichiarata sicura che molti magistrati voteranno sì al referendum anche se non lo esprimono pubblicamente per timore di ripercussioni. Ha criticato chi sostiene il no affermando che questo equivarrebbe a legittimare i comportamenti negligenti all’interno del sistema giudiziario e perpetuare il controllo politico sul Csm.
La presidente del Consiglio ha concluso ribadendo che il voto al referendum non rappresenterà un giudizio complessivo sul governo. A differenza di Matteo Renzi nel passato, Meloni non intende legare il proprio destino politico all’esito del referendum sulla giustizia.
