Il Regno Unito a rischio spaccatura: firmato il patto indipendentista
di Francesco Buttarazzi
Una densa coltre di nubi si addensa sopra il Regno Unito, non parliamo di meteo, ma dell’incontro che si è svolto a Cardiff tra i Primi ministri di Galles, Scozia e Irlanda del Nord; ovvero tutte le nazioni (Inghilterra esclusa) che compongono il Regno Unito. John Swinney dello Scottish National Party (SNP), Rhun ap Iorwerth del Plaid Cymru e Michelle O’Neill del Sinn Féin hanno firmato un memorandum d’intesa con conseguenze potenzialmente epocali.
L’accordo punta a tracciare un percorso verso referendum sull’indipendenza dal Regno Unito, oltre che a rafforzare la collaborazione su temi come economia, energia e rapporti con l’Unione Europea. È la prima volta che le tre nazioni devolute sono guidate contemporaneamente da esponenti indipendentisti. Il testo chiede a Westminster di “preparare, pianificare e facilitare il cambiamento costituzionale” e ribadisce il diritto dei popoli a decidere il proprio futuro democraticamente.
Nelle dichiarazioni recenti dei leader gallese e nordirlandese è emersa chiaramente la loro posizione: secondo loro, il modello di Westminster non funziona più. La premier nordirlandese ha sottolineato come gli interessi dell’intera isola d’Irlanda non siano mai stati tutelati da chi governa a Londra. Anche lo scozzese Swinney ha affermato che “lo status quo non è più sostenibile”.
Da Downing Street i segnali non sono stati incoraggianti. Il Primo Ministro britannico Andy Burnham ha respinto con fermezza le richieste del vertice di Cardiff, affermando che nuovi referendum rimangono “fuori discussione”. Tuttavia, sono proprio le condizioni economiche in peggioramento ad aver ridato vigore alle istanze indipendentiste.
Sebbene i leader abbiano firmato questo memorandum, resta incerto se ci saranno effettivamente referendum sull’indipendenza. Le basi legali variano tra i tre Paesi: l’Irlanda del Nord dispone di un meccanismo scritto per un referendum sulla riunificazione; tuttavia Londra sostiene che non ci siano prove sufficienti per indire tale voto.
Per quanto riguarda la Scozia, la Corte Suprema ha stabilito che Edimburgo necessita del consenso di Londra per indire un nuovo referendum consultivo. Per il Galles invece qualsiasi tentativo richiede approvazione diretta da parte del Parlamento britannico.
Sebbene la strada sia lunga e tortuosa verso possibili referendum in tutti e tre gli Stati devoluti, firmando questo accordo i leader intendono aumentare pressione su Downing Street sostenendo l’insostenibilità dello status quo attuale.
